Torna a tutti

Terapia del Pane / Bread Therapy

Il bisogno d’arte è un bisogno umano originario. Armonizzare ed estetizzare l’ambiente ci ha aiutati in passato ad imporre il controllo su di esso e sulle forze indomabili della natura. Le attività creative collettive facevano parte della vita dei nostri bisnonni. Le nostre none si riunivano per lavorare a maglia, filare e ricamare non solo per esigenze pratiche, ma anche per rispondere al bisogno sociale di comunicazione e di condivisione e quindi di reciproco support psicologico. In risposta alla necessità di preservare l’umanità, l’arte terapia è apparsa in un particolare momento storico a cavallo delle due guerre mondiali. All’inizio del secolo scorso, i problemi psicosociali e il fenomeno dell’estetica psicopatologica sono stati fonte di ispirazione per un certo numero di artisti che hanno tradotto le loro problematiche in espressioni artistiche. Ed è proprio da questa consapevolezza che, a partire dagli anni ’60, si è cominciato a porre l’attenzione sull’arte terapia e a comprendere che, il dare voce alla creatività insita in ogni essere umano costituisce l’agente di garigione più forte ed efficace.

È noto da tempo che la salute ci influenza, aldilà del nostro corpo, toccando le relazioni umane attraverso il nostro benessere emotivo. Il modo in cui mangiamo può svolgere un ruolo importante in questo, tant’è che sono stati fatti degli appositi studi che da ultimo sono esitati in una forma poco conosciuta di counseling nata negli USA chiamata “culinary therapy”- “terapia culinaria”. Il principale ricercatore di tale terapia, il Dott. Michael Cocet, la definisce come “una tecnica terapeutica che utilizza le arti culinarie, la cucina, la gastronomia e I diversi tipi di relazione (culturali e familiari) dell’individuo con il cibo, il tutto per far fronte ai problemi psicologici, sociali e familiari delle persone”. L’uso della cucina come terapia ha un significato profondo che prescinde dall’educazione, dall’etnia, dallo stato civile, o status sociale: ogni uomo, donna o bambino sviluppa delle esperienze alimentari che saranno esclusive e uniche e lo accompagneranno per tutta la vita. Attraverso la culinary therapy i pazienti hanno l’opportunità (semplice e quotidiana) di praticare le competenze che acquisiscono attraverso questo tipo di consulenza, e per molti, questo metodo può essere più accattivante rispetto ad altre forme d’arte, come la danza o la scultura caratterizzate da un accesso forse più ostico.

Fino a non molto tempo fa, il pane veniva prodotto in ogni casa. Il suo aroma, la sua forma e il suo gusto erano elementi imprescindibili della vita quotidiana: elementi che venivano tramandati di generazione in generazione e non solo come ricordi e/o sensazioni tattili, olfattive e gustative, ma anche e soprattutto come ricette, maestria, abilità … disciplina. Fortunatamente, al giorno d’oggi, il pane, seppur nelle forme, nei gusti e nelle dimensioni più variegate, continua ad essere l’alimento principale di tutto il mondo, conosciuto sin dalla tenera età delle persone che quindi hanno la possibilità di crescere a stretto contatto con questo alimento che, a seconda delle tradizioni, sarà una una “pita”, una pagnotta, una baguette, un chapatti, un tandoori ecc. Anche se il pane è la costante delle nostre vite, per l’uomo modern l’incontro con il suo aroma e le sue tecniche di preparazione è ormai un’esperienza quasi “esotica” che solo grazie alla “nonna” di casa (custode della tradizione) può ancora vivere.

Forse è arrivato il momento di concentrarci sul materiale utilizzato dalla e per la Bread Therapy ™: l’impasto, il pane. L’impasto – come strumento di lavoro – è particolarmente adatto per lo sviluppo della coordinazione, della destrezza e della precisione dei movimenti degli anziani, dei bambini, e delle persone con diverse disabilità fisiche e sensoriali, affette da stati autistici e da disabilità intellettive. Ciò in quanto la sua plasticità lo rende accessibile a tutti e oltre a ciò è un materiale completamente sicuro, risultando ancor più adatto agli scopi terapeutici rispetto alla plastilina e all’argilla. Bread Therapy combina elementi di culinary therapy e art therapy, in quanto utilizza immagini, ritmo, fiaba e dramma, così come il disegno terapeutico per stimolare la crescita personale. La BHN ha sviluppato negli anni molte metodologie, come il metodo del Teatro delle Briciole e Musica da Cucina, che negli anni hanno saputo dimostrare la loro efficacia terapeutica in vari parti del mondo.

La Bread Therapy ha provato di essere un’esperienza potente e coinvolgente, che contribuisce non solo alla trasformazione individuale, ma anche all’unità collettiva delle persone, a prescindere dalla loro età, bisogni speciali ed estrazione sociale e culturale. Bread Therapy ha un educativo e interculturale: ci insegna le tradizioni del pane, la cultura e la tecnologia della panificazione in tutto il mondo. Ci aiuta a esplorare e meglio conoscere noi stessi in un ambiente creativo, facilmente accessibile e interessante. Attraverso la condivisione di conoscenze culturali, impariamo a comunicare con il nostro ambiente e i nostri compagni.

Il ruolo sociale del Bread Therapy è altrettanto indiscutibile: rimuove le barriere tra le persone attraverso i giochi di ruolo creativi, I forum intorno alla metafora e al racconto. Questa è l’unica terapia che coinvolge attività e comunicazione – importante, intergenerazionale e interculturale – intorno a un tavolo attraverso la creazione di un prodotto commune e la sua condivisione.

Il supporto psicologico che riceviamo attraverso la BreadTherapy™ è un’opportunità per conoscere noi stessi e per aprirci verso gli altri. Tale terapia ci aiuta a esplorare il nostro bagaglio emotivo attraverso attività individuali e di gruppo che attivano i nostri sensi, evocano i ricordi della nostra infanzia, ci fanno riordinare le nostre priorità e vedere i problemi quotidiani da diverse angolazioni .

Ultimo ma non meno importante è l’aspetto medico della Bread Therapy. Nei tempi antichi, il lievito natural e la panificazione erano note durante le grandi epidemie di peste, e la pasta madre (lievito) era considerata una delle difese immunitarie più importanti per affrontare le malattie indotte dai virus. Nel mondo della letteratura, un prototipo di panificazione comunitaria si trova nella famosa opera “Decamerone” del Boccaccio. Oggi, durante le sessioni di Bread Therapy, possiamo anche prevedere l’educazione ad un’alimentazione sana e consapevole, aiutando così le persone che soffrono di diversi disturbi alimentari (anoressia, bulimia ecc.) e di dipendenze.

Rispetto alla terapia tradizionale, la Bread Therapy si connota per la:

DECOMMERCIALIZZAZIONE e la DEMOCRATIZZAZIONE DELLA TERAPIA

Il modello mercantilistico delle terapie implica la vendita di un qualcosa che l’utente non può approvigionarsi / realizzare in autonomia. Tale modello pone il terapeuta nella posizione del “saccente e potente”: colui dal quale dipende il cambiamento, e il cliente nella posizione dell’incapace/del bisognoso. Sebbene ogni terapia lavori contro questa situazione di impotenza e bisogno, in realtà il modello mercantilisico si basa proprio su un rapporto disparitario e la diseguaglianza è data dal denaro: l’utente, se vuole essere aiutato, deve pagare e per ciò stesso è “sottomesso” a chi lo aiuta.

Bread Therapy si sviluppa come un’attività che unisce diverse persone nella loro ricerca comune di ottenere qualcosa di buono insieme. La terapia del pane può realizzarsi in centri sociali, scuole, luoghi pubblici, centri culturali e qualsiasi altro luogo dove ci sia un tavolo e un forno. I partecipanti non pagano per la loro adesione, in quanto le sessioni sono spesso finanziate da istituzioni pubbliche e caritative. Per queste ultime, i costi sono minimi e contemplano i materiali, i locali e la presenza di un facilitatore.

SOCIALIZZAZIONE

Bread Therapy, diversamente dalla terapia individuale, connette le persone di gruppi misti, aiutando così i partecipanti a rendersi conto che i loro problemi non sono così diversi da quelli che affligono gli altri partecipanti. I nostri metodi derivano dal potere simbolico e sensoriale del pane e contribuiscono alla responsabilizzazione dell’individuo e della comunità attraverso:

  • la fiducia – i partecipanti sono uguali e hanno la possibilità di conoscersi spontaneamente e direttamente, o vedere se stessi attraverso una nuova luce;
  • la scelta democratica – il gruppo prende decisioni democratiche sia sui temi da affrontare sia sugli obiettivi da raggiungere;
  • auto-espressione – tutti i partecipanti hanno la possibilità di condividere le loro opinioni e di essere ascoltati dal gruppo (spesso di diversa origine socioeconomica) e di sentirsi così accolti e protagonisti;
  • incoraggiamento della creatività individuale e collettiva – i partecipanti sono impegnati in attività creative e possono contemporaneamente esprimere le loro visioni individuali e sviluppare idee collettive;
  • lavoro di squadrea ed empatia – I partecipanti lavorano in coppia o in gruppo e imparano così il rispetto reciproco e l’empatia.